Voce e silenzio

Ricorderò novembre 2013 come un mese ricco di esperienze intense, forse irripetibili.
Della presentazione di Storie di Querciantica vi ho già raccontato, ma non è stato il solo evento significativo.

Io e Marina Cremonini siamo state ospiti del mio amico Devis Gentilini nel suo programma Le parole che viaggiano, in onda su Radio Sonora. In questo spazio radiofonico, Devis dialoga con  persone “qualsiasi”, nella cui storia compare un pizzico di magia. Il tutto accompagnato da musica – colonna sonora del loro viaggio nella vita.

radio sonora
Devis ci ha coinvolto in una piacevole chiacchierata, in cui abbiamo parlato dei nostri interessi, delle nostre passioni, e di come hanno dato vita al progetto di Querciantica. Ho raccontato di me bambina, dei miei studi naturalistici, dell’importanza dell’immaginazione nell’interpretare il mondo in modo unico e personale, e dell’amore per la scrittura, che mi permette di viaggiare con le parole e di assecondare un costante bisogno creativo.
Ho svelato anche il significato dei nomi di alcuni personaggi del libro…
L’aspetto più divertente è stato senza dubbio indossare le cuffie, ascoltare la mia voce e constatare inequivocabilmente come la mia bolognese sia davvero disarmante. Ascoltare per credere!

Poi… poi ho esplorato una grotta. Insieme a colleghi che lavorano nei Parchi bolognesi e come me si occupano di Educazione Ambientale, accompagnata dalle guide del Parco Regionale dei Gessi Bolognesi e Calanchi dell’Abbadessa, ho visitato la Grotta della Spipola, che fa parte di uno dei sistemi carsici più vasti d’Europa.
Dopo aver passeggiato tra affioramenti gessosi, prati e boschi, abbiamo raggiunto un portone posto sul fondo della dolina e ci siamo attrezzati con caschetti da speleologo. Per molti di noi era la prima volta e nei momenti di preparazione che precedevano l’ingresso si avvertiva una certa trepidazione.
Nel Parco de Gessi avevo già visitato la grotta del Farneto, che definirei comoda e accogliente, e sapevo che la Spipola avrebbe presentato qualche difficoltà in più. La curiosità era tanta, ma provavo anche un certo timore reverenziale e non ero sicura che mi sarei sentita a mio agio dopo aver varcato quella soglia.
Una pendente discesa a gradoni ci ha condotto nei primi ambienti, ed è iniziata l’esplorazione di ampie sale, piccoli corsi d’acqua, incredibili soffitti a mammelloni, splendidi canali di volta e colate di alabastro. Fango, tanto fango sul fondo, sulle pareti, sui vestiti e sulle mani, che a volte metteva in discussione il mio equilibrio, già di per sé piuttosto precario… ma questo è stato l’unico disagio provato, perché tutto il resto è stato scoperta, conquista, meraviglia. E spasso, quando ci siamo lasciati scivolare nel Toboga, ripido scivolo che ci ha condotti ad un livello di circa tre metri più basso!
Cercando di disturbare il meno possibile qualche pipistrello riservato, abbiamo raggiunto a carponi la dolina interna, una depressione a imbuto dove le acque raggiungono il sottostante torrente Acquafredda.
Abbiamo spento le luci dei caschetti e le nostre voci. Il buio più buio e il silenzio più silenzioso mi hanno avvolta, senza impaurirmi o trasmettermi soggezione, ma lasciandomi gustare una scura e intima pace, che non avevo mai incontrato prima.
Ricorderò sempre quando la riapertura del portone ci ha nuovamente condotti, e non vi nascondo con un certo sollievo, nel nostro mondo di suoni e colori. La luce debole di un pomeriggio d’autunno mi è parsa calda e intensa, come un richiamo irresistibile, e ho pensato a tutte quelle persone che, durante la seconda guerra mondiale, trovarono rifugio nelle sale della Spipola. Non deve essere stato facile. Ma la natura sa accogliere in modi impensabili.
Ora, fortunatamente, l’accesso in grotta è legato soltanto a piacevoli visite guidate, e il percorso, essendo privo di interventi di grosso impatto (luci, camminamenti, scale), mantiene intatte tutte le suggestioni di questo incredibile ambiente sotterraneo. Che consiglio a tutti di scoprire, anche ai bambini dai 9 anni in poi.

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