I sentieri degli alberi

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“… capirai che ogni albero ha il proprio sentiero e solo così sarai capace di arrampicarti su qualsiasi cosa, lassù fin dove desideri”

Ecco cosa insegna un nonno al nipote nel libro I sentieri degli alberi di Pep Bruno, illustrato da Mariona Cabassa, Edizioni la fragatina. L’ho scovato insieme a Edoardo qualche giorno fa in libreria, o meglio lui ha scovato noi, perché giaceva su pile di ben più noti volumi per bambini, nell’attesa di essere ricollocato in un angolo più nascosto. Anche per questo mi ha conquistata.
Senza dubbio perché racconta quanto sia importante avere pazienza, saper osservare e sperimentare per conoscere la natura ed entrare in sintonia con essa (e per affrontare tutte le sfide che la vita ci presenta). Mostra come sia bello accoccolarsi ai piedi di un albero e chiudere gli occhi, per porsi in ascolto o lasciarsi andare all’immaginazione, e arrampicarsi sui rami per vedere il mondo da una diversa prospettiva.
Le illustrazioni sono deliziose, originali, sbocciano pagina dopo pagina avvolgendo il lettore con colori ricchi e forme rassicuranti.

Ogni albero è diverso dall’altro, ognuno ha il proprio sentiero.

Alcuni sono contorti, scavati, segnati dall’età, prostrati come ad inchinarsi alla madre terra. Non temono di affondare le radici dove sabbia e vento fanno da padroni. Vere e proprie opere d’arte, plasmate dal tempo e dalla natura, come i ginepri, gli olivi e i lecci che hanno accompagnato le mie giornate nel recente soggiorno in Sardegna con la famiglia.
Altri si slanciano al cielo senza ripensamenti, o allungano i rami all’orizzonte creando percorsi serpeggianti. Formano solide alleanze quando danno vita a boschi di collina e di montagna, o a lembi tenaci di foresta di pianura, custodi della diversità della vita.
Altri ancora sono giganti dai tronchi cavi, talmente immensi da poter entrarvi dentro, per ammirare i giochi di luce e i disegni legnosi intarsiati nella corteccia. Come i castagni del Poranceto, bosco monumentale del Parco Regionale dei Laghi di Suviana e Brasimone, dove gli alberi sembrano frutto della fantasia.
Potete osservare i castagni nella galleria di immagini, insieme ad altri alberi del territorio bolognese, della Sardegna, dell’Alto Adige, del Bosco della Mesola. Alcuni sono stati compagni di avventure di mio figlio, o dei bambini incontrati nel corso delle attività di educazione ambientale.

Arrampicarsi su un albero, e in generale intraprendere esperienze di selvatichezza, permette ai bambini di mettersi alla prova, di acquisire conoscenza di sé e di rafforzare l’autostima, di sviluppare creatività e capacità di socializzazione, di apprendere dalla natura in modo giocoso e stimolante. Perché la natura è ogni giorno diversa e non smette mai di sorprendere.
Lo stile di vita occidentale ha allontanato gli adulti dalla natura. La paura di non poter controllare il suo aspetto volubile e imprevedibile, fa sì che i nostri figli non siano incoraggiati a familiarizzare con essa.
Per fortuna la sensibilità verso le esperienze di selvatichezza, di gioco e avventura negli ambienti naturali sta aumentando, perché numerose ricerche spiegano come siano fondamentali per contribuire al benessere psico-fisico dei bambini. Modelli di servizi educativi all’aperto, radicati da decenni nei paesi del Nord Europa, stanno influenzando positivamente la pedagogia dell’infanzia.
Spero di avere modo in futuro di approfondire queste tematiche, intanto vi segnalo due importanti progetti legati al mio territorio e alcuni approfondimenti sull’argomento.

La scuola nel bosco, progetto ideato dalla mia amica e collega Irene Salvaterra e coordinato dalla Fondazione Villa Ghigi, rivolto alle scuole dell’infanzia di Bologna e dei comuni limitrofi.

Quando la scuola va nel bosco, di Michela Schenetti, Irene Salvaterra e Paolo Donati, rivista Infanzia.

Bologna Outdoor Education, progetto di educazione all’aperto rivolto ai nidi e alle scuole dell’infanzia di Bologna, al quale ha partecipato anche mio figlio Edoardo con la sua sezione del Nido Alpi.

Liberi di essere selvatici, di Emanuela Bussolati, rivista Andersen.

Attraverso Giardini, pensieri e immagini che documentano la crescita selvatica dei figli di Paolo Tasini, giardiniere innamorato dei castagni del Poranceto.

4 Comments Add yours

  1. Scaffalebasso ha detto:

    La galleria è bellissima! e il libro mi ha incuriosito assai (io ho preso La bambina che parlava agli alberi, ma…), andrò a cercarlo! grazie

  2. fracasa ha detto:

    Grazie a te! Il libro merita davvero .Ti è piaciuto La bambina?

  3. Scaffalebasso ha detto:

    Mmmm l’idea secondo me è bellissima e proprio per questo non capisco l’alone di tristezza che copre tutto! Tu lo hai in mente?

  4. fracasa ha detto:

    Sì, se è quello delle Corsare ce l’ho. Il racconto della quercia lo leggo spesso quando lavoro con i bimbi. Vero, c’è un alone di tristezza, forse dato anche dalle illustrazioni. Devo dire però che il libro mi piace, emerge il desiderio di conoscere la natura, di farne parte, di prendersene cura, che sento molto mio. Un bel messaggio, certo come stile lo vedo più adatto a bimbi un po’ riflessivi e romantici!

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