Di mare, di viaggi e di balene

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L’incontro con gli albi illustrati può far vibrare le corde della memoria, e regalare nuova vita a esperienze e ricordi che iniziano inesorabilmente a sbiadire.

Se è Scaffale Basso a farvi scoprire uno di questi tesori, potete star sicuri che vi imbatterete in un libro speciale. Quando Maria Polita ci ha presentato The storm whale di Benji Davies, me ne sono subito innamorata. Non perdetevi la recensione, con le riflessioni sulle atmosfere create dall’artista britannico e sulla storia del piccolo Noi, del suo papà e del balenottero arenato sulla spiaggia dinanzi a casa.
Io non ho potuto fare a meno di acquistare l’edizione di Giralangolo (mi piace pensare che anche grazie a Maria l’albo sia approdato in Italia, con il titolo La balena della tempesta) e ogni volta che la sfoglio, la mente e il cuore iniziano a viaggiare.

Il libro racconta una natura selvaggia e potente. Le vicende della piccola balena salvata dal suo giovane amico si snodano tra spiagge dorate che si allungano a perdita d’occhio, dune e promontori sferzati dal vento e erosi dalla salsedine, e vede protagonista l’oceano, capace di infuriarsi ma anche di riabbracciare le sue creature come un padre amorevole. In questa natura io e mio marito ci siamo immersi negli anni che hanno preceduto l’arrivo di Edoardo. Abbiamo visitato luoghi lontani e bellissimi, e più volte abbiamo avuto la fortuna di avvistare delle balene. Delle vere balene della tempesta.

A Hermanus, paesino costiero del Western Cape, in Sudafrica, partimmo con una piccola imbarcazione per cercarle in mare aperto. L’oceano era davvero arrabbiato e il capitano (non so in che altro modo definirlo) gridava con un pazzo “Come on, whales!”, mentre io pativo le pene dell’inferno. Finalmente, dopo più di un’ora, avvicinammo alcuni esemplari, e nonostante il mal di mare, riuscii a fotografarli mentre si immergevano e risalivano, nelle vicinanze della barca. Fu un susseguirsi di code esibite con eleganza, di corpi rugosi per la presenza di crostacei cirripedi, di sbuffi e schizzi che ne accompagnavano i movimenti.

Forse proprio una tempesta disorientò la balena che osservammo esanime sulla spiaggia dei Dodici Apostoli, nel litorale australiano a sud di Melbourne. Purtroppo non c’era più possibilità di salvarla, e quei maestosi pilastri calcarei che parevano vegliarla erano (e sono) ugualmente destinati a doversi arrendere, sotto i colpi delle onde e del vento.
Credo che The storm whale mi abbia riconciliata con questa immagine aspra e forte, quanto la natura di quei luoghi.

Sognare che, da qualche parte nel mondo, un bambino munito di carretto possa soccorrere una piccola balena esausta, culla i miei pensieri e li tinge di lieti auspici.

8 Comments Add yours

  1. vocedimamma ha detto:

    Che bello questo legame fra il libro e la tua storia. E’ proprio vero che i libri curano.
    Adoro La balena della tempesta, lo ripropongo spesso nelle mie letture ad alta voce e non ho ancora incontrato un bambino che non ne sia rimasto affascinato.

    Un abbraccio!

    1. fracasa ha detto:

      Sì, cattura sempre e anche mio figlio lo adora. Bellissimo pure Sulla collina. Ormai Benji è di diritto uno dei miei autori preferiti.
      Grazie, ricambio l’abbraccio!

  2. Scaffalebasso ha detto:

    Bellissimo Francesca! Dovresti organizzare delle visite guidate anche in Sudafrica o a Melbourne: io mi prenoto! Non ho mai visto una balena… (e grazie per le parole troppo generose!)

    1. fracasa ha detto:

      Parole tutte meritate. Per le visite guidate… chissà se riuscirò mai a tornare in quei posti, sigh! Comunque sei prenotata 😉

  3. alessandra starace ha detto:

    Uno di quei libri che sembra essere stato scritto proprio per te. Che bello quando succede!

    1. fracasa ha detto:

      Davvero Ale. È un libro fortemente legato al sogno, e questo mese i sogni spuntano copiosi!

    1. fracasa ha detto:

      Grazie… in effetti sarei pronta per ripartire!

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