La scuola nel bosco

Sono giornate in cui la natura e il bosco dominano i miei pensieri e la mia progettualità. Nel programmare le attività con gli insegnanti, nelle esplorazioni insieme a Edoardo in questo autunno tiepido e ricco di sole, nelle letture solitarie e condivise. Stare all’aria aperta, immergersi nella natura sembra appassionare e contagiare sempre più persone, basti pensare al convegno Outdoor Education l’educazione sicura all’aperto – Progettare gli spazi esterniche si terrà domani a Bologna. Ormai giunto alla terza edizione, richiama ogni anno moltissimi insegnanti ed educatori.

Più volte su lacasadifra ho accennato alla mia partecipazione a esperienze di scuola nel bosco, ma senza mai dedicarvi lo spazio che meritano. Attendevo di ospitare le parole di una collega e amica, Irene Salvaterra, educatrice ambientale come me, che sta segnando in modo indelebile la mia vita professionale, e non solo. Lavorando con lei, ho sperimentato un modo nuovo di vivere la natura insieme ai bambini, in particolare a quelli della scuola dell’infanzia. Oggi mi sento totalmente e mio agio quando, ad esempio, mi trovo con loro o con mio figlio in un ambiente ricco e complesso come il bosco. Le idee e le suggestioni zampillano generose, con naturalezza.

Domani uscirà La scuola nel bosco – Pedagogia, didattica e natura, un libro edito da Erickson che vede Irene tra le autrici (insieme alla ricercatrice Michela Schenetti e alla coordinatrice pedagogica Benedetta Rossini). Sono sicura che sarà uno strumento prezioso per educatori, insegnanti, genitori e per tutti coloro che hanno a cuore la relazione tra bambini e natura.

Ora vi lascio all’esperienza di Irene, che ci racconta in anteprima l’incontro con la pedagogia del bosco e la sperimentazione della scuola nel bosco al Parco di Villa Ghigi, in collaborazione con i colleghi della Fondazione Villa Ghigi e con il Dipartimento di Scienze dell’Educazione dell’Università di Bologna.

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Ho iniziato ad andare per boschi con i miei bambini quando erano piccoli, un po’ per sfuggire alla confusione dei giardinetti, alle chiacchiere delle mamme, ma al tempo stesso per rifugiarmi nella natura. All’inizio in verità cercavo bei prati fioriti, quale miglior tappeto per giocare, pensavo? Mi piaceva guardare le loro manine aggrapparsi ai fili d’erba, accarezzarli, quasi pettinarli. Che meraviglia vederli ruzzolare, correre e fermarsi incantati ad ammirare il popolo dei prati. Ma nel giro di poco tempo, non so come, dal prato siamo finiti tra gli alberi del bosco e così è iniziata per me una nuova avventura, che ha cambiato non poco il mio rapporto con la natura.
Nata e cresciuta a Bolzano, ho amato fin da piccola le montagne. Nei miei ricordi i campanacci delle mucche, l’odore del fieno, le corse a perdifiato, il profumo della stalla, il latte appena munto. Immagini di alberi, di boschi e di mille avventure vissute all’aria aperta e fantasticate tra i libri della mia infanzia. Gli studi universitari prima, e l’attività di educatrice ambientale poi, mi hanno riportato nei boschi, ma è solo giocandoci coi miei figli che ho imparato a conoscerli veramente. Non subito mi è apparso chiaro perché il bosco sia un ambiente così speciale per l’autoapprendimento dei bambini, mi ci sono voluti diversi studi, ma più di ogni altra cosa, come sempre, l’esperienza. In quel periodo mi è capitato più volte di andare in Germania, a Freiburg, una bella città immersa nel verde a un passo dalla Foresta Nera. Lì ho capito che mantelle e stivaletti non bastano, ci vuole ben altro per affrontare pozzanghere e rigagnoli, fango e pioggia. Osservavo bambini di diversa età giocare insieme in libertà, immersi nella natura, spesso lontani dallo sguardo vigile degli adulti; li guardavo muoversi, arrampicarsi, costruire, sporchi e felici con il bello e il brutto tempo, incuranti della pioggia, del vento, del sole. Ogni tanto qualcuno piangeva, ma il più delle volte era per poco. Gli adulti lasciavano fare, se chiamati giocavano con loro, solo se richiesto arrivava l’aiuto. Con sorpresa constatai che mamme e papà tedeschi con poche conoscenze scientifiche apparissero più disinvolti in natura di quanto lo fossi io, quasi le mie competenze naturalistiche fossero più di intralcio che di aiuto nella mia relazione con i bambini. La Germania mi è rimasta nel cuore e ancora oggi torno volentieri a Berlino, e sul Baltico dove splendidi boschi di faggi e betulle incontrano il mare.

Così ho iniziato a studiare la pedagogia del bosco a e sperimentarla insieme ai miei colleghi nel Parco di Villa Ghigi, attraverso programmi educativi rivolti alla scuola dell’infanzia e all’extrascuola, in collaborazione con il Dipartimento di Scienze dell’Educazione dell’Università di Bologna e il Comune di Bologna. E proprio a partire dal bosco insegnanti, educatori e genitori hanno trovato un modo più spontaneo di incontrare la natura, lasciando al bambino tutto il tempo necessario per esplorarla e giocare in libertà, rinunciando ad attività strutturate ed evitando di anticipare curiosità e conoscenze.
Nel bosco, oltre a giocare, ogni occasione è buona per fermarsi a esplorare, e tra un guscio di chiocciola e un lombrico capita di trovare un libro da guardare e da farsi raccontare. Il bosco è un ambiente suggestivo, che ci avvolge silenziosamente; è sopra, sotto, accanto a noi, carico di mistero e ricco di biodiversità. I bambini e le bambine lo sanno. Sempre indaffarati corrono, si arrampicano, saltano fossi e pozzanghere, stanno in equilibrio sui tronchi, ascoltano la risata del picchio verde e il frullare delle foglie del pioppo, toccano e strofinano erbe, sperimentano intrugli, annusano i fiori, fanno scorpacciate di ciliegie e rusticani, guardano incantati le nuvole muoversi nel cielo. Ma soprattutto i bambini giocano con i materiali naturali, inventano dal nulla, sperimentano, provano e riprovano, una due, cento mille volte. Non si tratta di apprendere nella natura ma dalla natura, tramite l’esperienza e il contatto diretto. Il bosco selvatico, ricco, mutevole e incerto risponde a molti dei loro bisogni e li incoraggia a imparare l’uno dall’altro, a collaborare, a cercare nuove soluzioni, a sperimentare i propri limiti, per costruire fiducia in se stessi e autonomia. Ecco perché il bosco.

4 Comments Add yours

  1. Emanuela ha detto:

    Grazie Francesca di queste sollecitazioni preziose!

    1. fracasa ha detto:

      Grazie a te Emanuela, il tuo contributo è così importante! Spero di poterti incontrare prima o poi, magari in un bel bosco, chissà…

  2. Anna Pisapia ha detto:

    bellisimo post mi è venuta voglia di visitare dal vivo il Parco di Villa Ghigi…grazie Anna

    1. fracasa ha detto:

      Quando vuoi cara Anna!

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