In punta di zampa

il

Pangur è un gatto bianco ed è il compagno di stanza di un monaco, studioso di antichi manoscritti. Nelle notti illuminate dalla luce delle candele, entrambi rimangono svegli fino a tarda ora. Il monaco ricerca la conoscenza, la ricchezza che scaturisce dalla comprensione dei suoi manoscritti. Il gatto va a caccia della preda e aspetta il momento opportuno per acchiappare un topolino, uscito incautamente dalla tana.

I due amici non si disturbano, sono appagati dalla possibilità di disporre di tutto ciò di cui hanno bisogno. Il monaco è felice nel trovare risposte tra le vecchie pagine, lo è altrettanto il gatto nel catturare il topo.

Questa gioia viene amplificata dalla loro amicizia silenziosa, e l’incontro con una falena che vola nella stanza, avvicinandosi prima al gatto e poi all’anziano monaco, sembra creare una connessione tra le loro anime.

Sul fare del mattino, mentre la farfalla ritrova la libertà, il chiarore dell’alba suggella la loro amicizia, e ci proietta verso nuove ricerche e nuove gioie condivise.

Mi piace pensare a The White Cat and the Monk come a una storia sospesa.

A timeless tale la definisce l’autrice Jo Ellen Bogart, che si è ispirata alla poesia in gaelico Pangur Bán, composta da un anonimo monaco benedettino più di mille anni fa. Sospesa nel tempo quindi, perché la vicenda del monaco e del suo gatto diventa l’universale esperienza umana di chi vive e lavora in compagnia di un animale amato (uno dei manoscritti contiene proprio il disegno di un altro monaco e di un altro gatto).

Sospesa perché ha la delicatezza di una storia priva di accadimenti significativi e di tensione narrativa. Affascina i lettori più giovani suscitando pensieri e domande, si insinua nella mente e nel cuore degli adulti perché parla di amicizia, del significato della vita e della continua ricerca della felicità che ci anima, giorno dopo giorno.

Sospesa perché erano settimane che desideravo raccontarvela, dopo la Bologna Children’s Book Fair, ma aveva bisogno di sedimentare e riaffiorare.
Durante la prima giornata di fiera, ho avuto il piacere di conoscere Sydney Smith, illustratore di questo libro e dell’acclamato silent Sidewalk Flowers, che vi ho presentato un anno fa.

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È stato un privilegio chiacchierare con l’artista canadese, in vacanza in Italia e turista nella mia Bologna, ricevere una dedica sulla mia copia di Sidewalk Flowers e curiosare tra le pagine di un suo taccuino, ricco di schizzi realizzati durante il soggiorno (non vi dico la bellezza…).

Allo stand dell’editore Groundwood Books, abbiamo sfogliato insieme The White Cat and the Monk. Ascoltando le parole di Sydney, ho percepito l’amore per questa storia sospesa, e per il testo che lascia largo respiro ai suoi disegni e alla sua sensibilità interpretativa. Il suo stile elegantemente minimalista regala contemporaneità all’antica storia del gatto bianco e del monaco e, ancora una volta, rende omaggio con originalità e grazia al mondo naturale e alle sue creature.

7 commenti Aggiungi il tuo

  1. Silvia ha detto:

    Grazie Francesca, sembra un libro che trasmette una pace infinita, una serenità eterna…

    1. fracasa ha detto:

      Lo è Silvia. E dà speranza. Non te ne pentirai!

  2. Scaffalebasso ha detto:

    Oh ti aspettavo! Ho visto il libro e mi è piaciuto un sacco, mi ha ricordato un film animato splendido sul Medioevo (di cui ora no ricordo il titolo, naturalmente), ma non avevo colto l’intimità tra gatto e monaco come significativa. Invece hai ragione! Beh poi hai fatto il jackpot con la dedica 😀

    1. fracasa ha detto:

      Sì l’ambientazione è molto suggestiva, mi ricorda il monastero dell’Abbazia di Monteveglio, dove lavoro. Eh la dedica… quando mi ricapita un’esperienza così 😉

  3. Bellissima storia, e bellissimo blog! Il tuo amore per i libri si percepisce ad ogni frase che scrivi.. e chi ama i libri ha la capacità di vedere il mondo in maniera più profonda! Lo seguirò volentieri 🙂

    1. fracasa ha detto:

      Ti ringrazio, sei molto gentile! Andrò volentieri a sbirciare tra le pagine del tuo blog , il nome mi incuriosisce 😉

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